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martedì 30 maggio 2017

Siate affamati, siate folli. Il discorso di Steve Jobs alla Stanford University nel 2005




Siate affamati, siate folli


"...La mia seconda storia è a proposito dell'amore e della perdita. Sono stato fortunato: ho trovato molto presto che cosa amo fare nella mia vita. Woz e io abbiamo fondato Apple nel garage della casa dei miei genitori quando avevo appena 20 anni. Abbiamo lavorato duramente e in 10 anni Apple è cresciuta da un'azienda con noi due e un garage in una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. L'anno prima avevamo appena realizzato la nostra migliore creazione - il Macintosh - e io avevo appena compiuto 30 anni, e in quel momento sono stato licenziato. Come si fa a venir licenziati dall'azienda che hai creato? Beh, quando Apple era cresciuta avevamo assunto qualcuno che ritenevo avesse molto talento e capacità per guidare l'azienda insieme a me, e per il primo anno le cose sono andate molto bene. Ma poi le nostre visioni del futuro hanno cominciato a divergere e alla fine abbiamo avuto uno scontro. Quando questo successe, il Board dei direttori si schierò dalla sua parte. Quindi, a 30 anni io ero fuori. E in maniera plateale. Quello che era stato il principale scopo della mia vita adulta era andato e io ero devastato da questa cosa. Non ho saputo davvero cosa fare per alcun imesi. Mi sentivo come se avessi tradito la generazione di imprenditori prima di me - come se avessi lasciato cadere la fiaccola che mi era stata passata. Incontrai David Packard e Bob Noyce e tentai di scusarmi per aver rovinato tutto così malamente. Era stato un fallimento pubblico e io presi anche in considerazione l'ipotesi di scappare via dalla Silicon Valley. Ma qualcosa lentamente cominciò a crescere in me: ancora amavo quello che avevo fatto. L'evolvere degli eventi con Apple non avevano cambiato di un bit questa cosa. Ero stato respinto, ma ero sempre innamorato. E per questo decisi di ricominciare da capo. Non me ne accorsi allora, ma il fatto di essere stato licenziato da Apple era stata la miglior cosa che mi potesse succedere. La pesantezza del successo era stata rimpiazzata dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante, senza più certezze su niente. Mi liberò dagli impedimenti consentendomi di entrare in uno dei periodi più creatvi della mia vita. Durante i cinque anni successivi fondai un'azienda chiamata NeXT e poi un'altra azienda, chiamata Pixar, e mi innamorai di una donna meravigliosa che sarebbe diventata mia moglie. Pixar si è rivelata in grado di creare il primo film in animazione digitale, Toy Story, e adesso è lo studio di animazione più di successo al mondo. In un significativo susseguirsi degli eventi, Apple ha comprato NeXT, io sono ritornato ad Apple e la tecnologia sviluppata da NeXT è nel cuore dell'attuale rinascimento di Apple. E Laurene e io abbiamo una meravigliosa famiglia. Sono sicuro che niente di tutto questo sarebbe successo se non fossi stato licenziato da Apple. E' stata una medicina molto amara, ma ritengo che fosse necessaria per il paziente. Qualche volta la vita ti colpisce come un mattone in testa. Non perdete la fede, però. Sono convinto che l'unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l'amore per quello che ho fatto. Dovete trovare quel che amate. E questo vale sia per il vostro lavoro che per i vostri affetti. Il vostro lavoro riempirà una buona parte della vostra vita, e l'unico modo per essere realmente soddisfatti è fare quello che riterrete un buon lavoro. E l'unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che fate. Se ancora non l'avete trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie, diventerà sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Perciò, continuate a cercare sino a che non lo avrete trovato. Non vi accontentate".

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www.focus.it/scienza/scienze/steve-jobs-1956-2011-siate-affamati-siate-folli

domenica 26 marzo 2017

Il pianto della scavatrice, 1956, Pier Paolo Pasolini

Da "Il pianto della scavatrice" del 1956, di Pier Paolo Pasolini


 Nella vampa abbandonata
    del sole mattutino - che riarde,
    ormai, radendo i cantieri, sugli infissi
     
    riscaldati - disperate
    vibrazioni raschiano il silenzio
    che perdutamente sa di vecchio latte,
     
    di piazzette vuote, d'innocenza.
    Già almeno dalle sette, quel vibrare
    cresce col sole. Povera presenza
     
    d'una dozzina d'anziani operai,
    con gli stracci e le canottiere arsi
    dal sudore, le cui voci rare,
     
    le cui lotte contro gli sparsi
    blocchi di fango, le colate di terra,
    sembrano in quel tremito disfarsi.
     
    Ma tra gli scoppi testardi della
    benna, che cieca sembra, cieca
    sgretola, cieca afferra,
     
    quasi non avesse meta,
    un urlo improvviso, umano,
    nasce, e a tratti si ripete,
     
    così pazzo di dolore, che, umano,
    subito non sembra più, e ridiventa
    morto stridore. Poi, piano,
     
    rinasce, nella luce violenta,
    tra i palazzi accecati, nuovo, uguale,
    urlo che solo chi è morente,
     
    nell'ultimo istante, può gettare
    in questo sole che crudele ancora splende
    già addolcito da un po' d'aria di mare...
     
    A gridare è, straziata
    da mesi e anni di mattutini
    sudori - accompagnata
     
    dal muto stuolo dei suoi scalpellini,
    la vecchia scavatrice: ma, insieme, il
    fresco
    sterro sconvolto, o, nel breve confine
     
    dell'orizzonte novecentesco,
    tutto il quartiere... È la città,
    sprofondata in un chiarore di festa,
     
    - è il mondo. Piange ciò che ha
    fine e ricomincia. Ciò che era
    area erbosa, aperto spiazzo, e si fa
     
    cortile, bianco come cera,
    chiuso in un decoro ch'è rancore;
    ciò che era quasi una vecchia fiera
     
    di freschi intonachi sghembi al sole,
    e si fa nuovo isolato, brulicante
    in un ordine ch'è spento dolore.
     
    Piange ciò che muta, anche
    per farsi migliore. La luce
    del futuro non cessa un solo istante
     
    di ferirci: è qui, che brucia
    in ogni nostro atto quotidiano,
    angoscia anche nella fiducia
     
    che ci dà vita, nell'impeto gobettiano
    verso questi operai, che muti innalzano,
    nel rione dell'altro fronte umano,
     
    il loro rosso straccio di speranza.

da www.gabit.com/gabi/pasolini.htm


giovedì 23 marzo 2017

Spoon River: Lucinda Matlock


Andavo a ballare a Chandlerville,
e giocavo alle carte a Winchester.
Una volta ci cambiammo i compagni
ritornando in carrozza sotto la luna di giugno,
e così conobbi Davis.
Ci sposammo e vivemmo insieme settant’anni,
stando allegri, lavorando, allevando i dodici figli,
otto dei quali ci morirono,
prima che arrivassi a sessant’anni.
Filavo, tessevo, curavo la casa, vegliavo i malati,
coltivavo il giardino, e la festa
andavo a spasso per i campi dove cantavano le allodole,
e lungo lo Spoon raccogliendo tante conchiglie,
e tanti fiori ed erbe medicinali—
gridando alle colline boscose, cantando alle verdi vallate.
A novantasei anni avevo vissuto abbastanza, ecco tutto,
e passai a un dolce riposo.
Cos’è questa storia che sento di dolori e stanchezza,
ira, scontento e speranze fallite?
Figli e figlie degeneri,
la vita è troppo forte per voi –
ci vuole vita per amare la Vita.

Di Edgar Lee Masters.

Audio su Radio3.

mercoledì 22 marzo 2017

Ahimṣā, la nonviolenza

nonviolenza
non·vio·lèn·za

sostantivo femminile 

Rifiuto del ricorso a qualsiasi forma di violenza fisica, nella lotta per il riconoscimento di diritti civili o politici.


Così su Google.


Discorso sulla nonviolenza tratto dal film "Gandhi" del 1982.


Breve sitografia per noi
La nonviolenza...
spiegata da Unimondo.
su Treccani: nonviolenza, ahimṣā, pacifismo, Gandhi 
Cronologia Leonardo: La non violenza. Gandhi e la dottrina della resistenza passiva.
Rai letteratura: Violenza e non violenza, video.

domenica 15 gennaio 2017

Kafkiano: che significa?

Abbiamo letto il racconto la Metamorfosi che ci ha molto colpito e quindi conosciamo un po' Kafka, l'assicuratore – era un impiegato delle Assicurazioni Generali – e noto scrittore praghese molto apprezzato per la sua narrazione innovativa.
Per indicare le situazioni al limite del verosimile come quelle da lui raccontate è stato persino coniato un aggettivo partendo dal suo cognome: "kafkiano". Ma cosa significa esattamente questo termine?
Una spiegazione sintetica ed esauriente ci viene data da Ted-ed nel video che inseriamo qui di seguito. Il video "Cosa rende qualcosa kafkiano?" di Noah Tavlin è in inglese, ma è possibile seguirlo in italiano selezionandone i corrispondenti sottotitoli. 


lunedì 28 novembre 2016

Novecento: il monologo di Baricco a teatro

Una grande occasione da non perdere: "Novecento" di Alessandro Baricco interpretato dal Laboratorio Teatro Settimo, con la voce di Eugenio Allegri. Per ascoltare grazie a un video – e anche leggere – il testo dello scrittore italiano conosciuto in tutto il mondo. In un articolo di Repubblica del 2014 si diceva che fossero almeno "1 milione e 200 mila" le copie del libro "vendute dal 1994", con "pubblicazioni in 32 paesi". Chissà quante copie avrà venduto ad oggi, due anni dopo...

Buon ascolto e buona (audio)lettura a tutti.


Dal testo di Alessandro Baricco è stato tratto il celebre film di Giuseppe Tornatore "La leggenda del pianista sull'oceano". 


domenica 13 novembre 2016

Storia della colonna infame. Materiali free online per chi vuole approfondire

La casa editrice SEI offre un file pdf che riporta il testo di Manzoni "Storia della colonna infame" a cura di A. Jacommuzzi, con schede di approfondimento.

Anche la Newton Compton tramite il sito letteraturaitaliana.net ci rende disponible con un pdf la "Storia della colonna infame" di Manzoni, in edizione integrale, senza apparati didattici.

Su Liber Liber la "Storia della colonna infame" è disponibile nel formato che si preferisce con licenza Creative Commons.

Qui: la voce di Wikipedia dedicata alla "Storia della colonna infame".


Povero Mora, povero Piazza: Storia della colonna infame




Un video di Andrea Rui disponibile su Youtube spiega la storia della "colonna infame", narrata nel celebre saggio storico di Alessandro Manzoni dedicato alla condanna ingiusta di due innocenti, Guglielmo Piazza e Gian Giacomo Mora, considerati untori durante la peste di Milano del 1628. Divennero così capri espiatori del dolore provato e della sciagura vissuta dalla popolazione e furono perciò condannati a una fine terribile.


giovedì 13 ottobre 2016

Bob Dylan è il vincitore del premio Nobel per la Letteratura del 2016

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Robert Allen Zimmerman, nome d'arte di Bob Dylan, è il vincitore del premio Nobel per la Letteratura di quest'anno, il 2016.
Un artista, un pensatore libero e un cantautore, che con le sue idee ha condizionato molte generazioni dalla fine del Novecento a oggi.
Ascoltata la notizia, non possiamo non pensare che all'Accademia di Stoccolma sia stato annunciato proprio oggi il conseguimento del suo premio, considerando Dylan come un diretto erede del nostro Dario Fo.
Per le sue parole libere, il suo pensiero radicale, fuori da ogni condizionamento politico e commerciale, e l'impegno sociale.

Ascoltiamoci allora... "Blowin' in the wind", di Bob Dylan. Del 1962.



How many roads must a man walk down
Before you call him a man?
How many seas must a white dove sail
Before she sleeps in the sand?
Yes, and how many times must the cannon balls fly
Before they're forever banned?
The answer, my friend, is blowin' in the wind
The answer is blowin' in the wind
Yes, and how many years can a mountain exist
Before it's washed to the sea?
Yes, and how many years can some people exist
Before they're allowed to be free?
Yes, and how many times can a man turn his head
And pretend that he just doesn't see?
The answer, my friend, is blowin' in the wind
The answer is blowin' in the wind
Yes, and how many times must a man look up
Before he can see the sky?
Yes, and how many ears must one man have
Before he can hear people cry?
Yes, and how many deaths will it take 'till he knows
That too many people have died?
The answer, my friend, is blowin' in the wind
The answer is blowin' in the wind.

Addio, Dario Fo

Un addio sentito a Dario Fo, il giullare per eccellenza, Maestro di artisti, poeti, pittori, attori, parolieri, registi, drammaturghi, commediografi, cantanti, scenografi, scrittori, pensatori liberi e vincitori del premio Nobel in letteratura.


domenica 9 ottobre 2016

BIGnomi: Giacomo Leopardi

BIGnomi: Giacomo Leopardi introdotto da Alessandro Siani

Che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude


Elio Germano nel ruolo di Giacomo Leopardi nel film "Il giovane favoloso" di Martone recita l'"Infinito".

Giovane e favoloso



Elio Germano interpreta Leopardi nel film "Il giovane favoloso" di Martone.

Il ribelle Leopardi


Elio Germano interpreta Leopardi nel film "Il giovane favoloso" di Martone.
Così scrive Giacomo Leopardi nella lettera al padre del luglio 1819: 
"Odio la vile prudenza che ci agghiaccia e lega e rende incapaci d'ogni grande azione, riducendoci come animali che attendono tranquillamente alla conservazione di questa infelice vita senz'altro pensiero".Essenzialmente Giacomo è un ribelle.

Infinito: Leopardi letto da Gassman

Tema d'esame...

Strumenti per il ripasso... www.studenti.it/esame-terza-media-temi-italiano.html